Dal 20 al 22 febbraio si è svolta l’ottava edizione di ExpoArte Montichiari, presso il Centro Fiera del Garda. Tre giornate dedicate all’arte contemporanea che hanno confermato quanto sia ancora centrale il bisogno di esperienze culturali vissute dal vivo.
Al di là dell’aspetto commerciale, una fiera rappresenta oggi uno spazio di riflessione più ampio: un luogo in cui interrogarsi sul valore della bellezza nella vita quotidiana.
Bellezza e lusso: due concetti diversi
Nel linguaggio comune bellezza e lusso vengono spesso sovrapposti. In realtà si tratta di due dimensioni profondamente diverse.
Il lusso è legato all’esclusività e al prezzo.
La bellezza riguarda la qualità dell’esperienza.
Circondarsi di opere d’arte non significa aderire a una logica ostentativa, ma compiere una scelta culturale. Un’opera inserita in uno spazio domestico o professionale modifica la percezione dell’ambiente, stimola il pensiero, crea dialogo. Non è un oggetto decorativo: è un elemento attivo nella costruzione dell’identità di chi lo sceglie.
In questo senso, vivere nella bellezza è una decisione consapevole, non un privilegio.
L’esperienza diretta dell’arte
Uno degli aspetti più significativi emersi durante la fiera è la differenza tra fruizione digitale e visione dal vivo.
Oggi siamo abituati a conoscere l’arte attraverso immagini filtrate da uno schermo. Tuttavia, dimensioni, materiali, stratificazioni cromatiche e presenza fisica dell’opera possono essere comprese pienamente solo in uno spazio reale.
La fiera diventa quindi un’occasione per rallentare lo sguardo, per approfondire, per fare domande. Il confronto diretto con il gallerista e, quando possibile, con l’artista stesso, permette di entrare nella ricerca, nei processi e nelle motivazioni che stanno dietro a ogni lavoro. Questo passaggio trasforma l’acquisto — quando avviene — in un gesto consapevole e non impulsivo.
Lo stand come progetto curatoriale
Per questa edizione ho scelto di presentare lo stand con un’impostazione più grafica e coerente, costruendo un filo conduttore visivo chiaro. Considero la partecipazione a una fiera non come una semplice esposizione di opere, ma come un progetto curatoriale in scala ridotta.
Anche in uno spazio temporaneo è possibile creare un percorso, stabilire relazioni tra linguaggi differenti e proporre una lettura tematica.
Gli artisti presentati dialogavano tra loro pur mantenendo identità autonome:
• Christian Basetti • Andre Bertoletti • Gep Caserta • Italo Mazzei • Giuliano Cataldi Giancotti • Skim • Willow
La scelta non è stata orientata alla quantità, ma alla coerenza visiva e concettuale. Questo approccio consente al visitatore di percepire lo stand come una micro-mostra, con un’identità riconoscibile, piuttosto che come una semplice sequenza di opere affiancate.
Perché le fiere restano centrali
In un momento storico in cui gran parte delle interazioni avviene online, le fiere mantengono un ruolo fondamentale. Offrono un contesto di incontro reale, di confronto diretto e di costruzione di relazioni.
L’arte contemporanea ha bisogno di essere vissuta nello spazio e nel tempo. Ha bisogno di contesto, di spiegazione, di dialogo. Manifestazioni come ExpoArte contribuiscono a creare questa condizione, rendendo l’arte accessibile non in termini economici, ma culturali.
Una scelta che riguarda il quotidiano
Il tema centrale non è la fiera in sé, ma ciò che essa rappresenta: la possibilità di scegliere consapevolmente di vivere circondati da qualità estetica e contenuto.
La bellezza non è un eccesso.
È un elemento che incide sulla qualità della vita.
Visitare una fiera, entrare in galleria, confrontarsi con chi lavora quotidianamente nella ricerca artistica significa esercitare la propria curiosità e sviluppare uno sguardo più attento. Ed è proprio questo, oggi, uno dei bisogni più urgenti.

